- il 17 maggio 2013 è nata ADL Varese - Democrazia, Trasparenza, Autonomia e Coerenza non devono essere solo delle parole vuote - ADL Varese non vuole essere ne più grande ne più bella ne più forte, ma semplicemente coerente -

- nel 1992 nascono FLMUniti Varese e CUB Varese, contemporaneamente nascono FLMUniti Nazionale e CUB Confederazione Nazionale -

- nel 2010 tutte le strutture di categoria della CUB Varese insieme a SDL Varese e RDB Varese si fondono e danno vita a USB Varese -

- nel 2013 USB Varese delibera a congresso l'uscita da USB e la nascita di ADL Varese mantenendo unite le precedenti strutture ex SDL Varese ex RDB Varese ex CUB Varese - -

mercoledì 7 dicembre 2016

Casa Delle Donne "Anna Andriulo" Gallarate festeggia 1 anno dalla fondazione.


« CONTRO LA MERCIFICAZIONE DELLA SALUTE PER L’ACCESSO ALLE CURE PER TUTTI E LUNGO TUTTA LA VITA»


CCNL METALMECCANICI: DICIAMO NO AL CONTRATTO BIDONE APPELLO ALLA MOBILITAZIONE UNITARIA

CCNL METALMECCANICI:
DICIAMO NO AL CONTRATTO BIDONE
APPELLO ALLA MOBILITAZIONE UNITARIA

Dopo anni di accordi separati Fim, Fiom e Uilm hanno siglato un accordo per il nuovo CCNL ma non ci sono motivi per essere soddisfatti e l’accordo va respinto. Di fronte al mordere della crisi e ai sacrifici fatti finora solo dai lavoratori, bisognava lottare per aumenti salariali dignitosi, per la ripresa della centralità del CCNL, per il recupero del welfare, per i diritti perduti e loro universalizzazione ai precari, per il recupero di parte della produttività che in questi decenni è andata a solo vantaggio delle imprese e chiedere una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro.

E invece:
- La parte economica concede aumenti risibili se va bene di circa 50 euro lordi al termine dei prossimi 3 anni, erogati solo a posteriori nel mese di giugno e calcolati sull’indice IPCA (al netto dell’energia importata) dell’anno precedente.
- Questi aumenti nettamente inferiori a qualsiasi adeguamento a livelli salariali dignitosi si vorrebbero “compensati” da forme di welfare aziendale al posto di quello pubblico e universale. Sarà così obbligatoria, e non volontaria, l'assistenza sanitaria integrativa e il diritto alla salute diventa così definitivamente una chimera.
- anche la Fiom firmando questo contratto ha accettato quel contratto separato del 2012 (deroghe al CCNL, straordinari obbligatori, flessibilità oraria, penalizzazione della malattia) a cui all’epoca giustamente si era opposta così come si erano opposte le sigle del sindacalismo di base.
- Come accaduto con l’intesa sul CCNL Igiene Ambientale si conferma l’aumento della settimana lavorativa con l’orario plurisettimanale che consente ai padroni di non pagare gli straordinari.
- Nessun vincolo per i padroni nemmeno per scongiurare i trasferimenti dei lavoratori in altri plessi industriali, così l’operaio diventa flessibile in toto: nell’orario, nella mansione, nello stesso luogo produttivo.
- Un sistema di relazioni sindacali basate sull’applicazione del Testo Unico del 2014, quello che limita il diritto di sciopero e fa partecipare solo i delegati delle sigle firmatarie.
- Nessuna deroga all’applicazione del Jobs-act, nessun esonero o numero chiuso per le assunzioni con le nuove regole. I nuovi assunti potranno essere licenziati e avranno molti meno diritti di altri lavoratori più anziani.

Il contratto nazionale subisce quindi l’ennesimo colpo ed è valido per le controparti padronali solo per ottenere i propri obiettivi e per legare i salari alla produttività. In questi giorni si terranno le assemblee per discutere di questo accordo ed un referendum il 19, 20 e 21 dicembre per approvarlo o bocciarlo.

Facciamo appello alle lavoratrici e lavoratori del settore metalmeccanico, ai delegati e alle componenti sindacali conflittuali a mobilitarsi da subito per rigettare questo accordo e a costruire:
- un’unica campagna di mobilitazione e controinformazione;
- comitati unitari sui luoghi di lavoro;

Non c’è molto tempo. Non è utile marciare divisi, perchè non siamo in grado di colpire uniti come invece fanno le controparti padronali avallati dai vertici accondiscendenti dei sindacati confederali. Le nostre mille voci critiche sono inutili se poi non si uniscono in un coro di NO a questo accordo a perdere.

Per adesioni:

Prime adesioni:
Autoconvocati Roma
delegati e lavoratori indipendenti Pisa
RSU ADL Leonardo
Autoconvocati Milano

ICT Strikers

lunedì 5 dicembre 2016

Rinnovo CCNL Metalmeccanici: 21 buone ragioni per dire no all'intesa contrattuale

1.       Per la prima volta non viene sottoscritto alcun aumento, tutto dipenderà dall’inflazione IPCA (senza energia importata);
2.    A giugno 2017, se l’inflazione viene confermata (media tra 2016 0.3% - 2017 0.5%), si avrà un aumento di circa 6€ netti al mese;
3.     Gli aumenti fissi derivanti dal recupero dell’inflazione assorbiranno  tutte le altre voci in busta paga se non esplicitamente dichiarate NON ASSORBIBILI (forse anche gli scatti di anzianità);
4.     Per tutto il 2016 ci sarà una quota UNA-TANTUM di 80 euro che non coprirà nemmeno la metà degli scioperi fatti. Altro che indennità di vacanza contrattuale e recupero dei mesi senza contratto;
5.     A giugno di Ogni anno, l’aumento dovrà essere RICONTRATTATO con i padroni, nulla è più garantito;
6.     Per il 2018 l’inflazione prevista ad oggi è 1% (ma può essere meno) con un aumento di circa 10 euro netti al mese rispetto al 2017;
7.      Per il 2019 (a giugno) l’inflazione prevista oggi è 1.2% con un aumento di circa 13 euro netti al mese rispetto al 2018, sempre che Federmeccanica sia d’accordo;
8.     L’ipotetico aumento di stipendio nei 4 anni di applicazione del contratto (2016/2019) sarà di 6+10+13=29 euro netti al mese;
9.     Le altre voci concordate sono nel costo complessivo dell’accordo ma non sono “aumento” come ERRONEAMENTE propagandato da FIMFIOMUILM;
10.            Il contributo aziendale al fondo pensione COMETA passa dall’1.6% al 2% con un aumento di 0.4 che corrisponde a 4 euro al mese ma solo per gli aderenti, preferiamo tenerci la nostra pensione;
11.   La quota destinata al fondo sanitario METASALUTE, passa da 72 euro a 156 con un incremento di 84 euro all’anno e cioè 7 euro al mese tutto a carico delle aziende, così si distrugge il SSN;  
12.A gennaio 2017 tutti i lavoratori saranno iscritti a METASALUTE (oggi sono meno di 80 mila aderenti e rischia la chiusura) salvo revoca scritta, che noi consigliamo caldamente;
13.La formazione avrà un costo complessivo di 300 euro nei 3 anni ma le aziende attingeranno ai finanziamenti esterni compreso Fondimpresa gestita da CGIL CISL UIL e sostenuta con una parte del salario dei lavoratori, sono sempre nostri soldi;
14.      L’età oltre la quale i lavoratori non potranno più essere trasferiti aumenta di 2 anni x uomini (52) e 3 x le donne (48);
15.    I permessi retribuiti per l’assistenza ai disabili, previsti dalla legge 104/92, devono essere programmati per tutto il mese e comunicati almeno 10 giorni prima dell’utilizzo;
16.I benefit da erogare saranno totalmente esentasse per le aziende che le potranno scalare dalla dichiarazione dei redditi, mentre i lavoratori  ci dovranno pagare le tasse (iva 23%) e in busta non entra niente;
17.  La media dei buoni spesa sarà di 150€ x anno che corrispondono a 12.5€ al mese (ci diranno anche dove comprare il pane?);
18.     Se il padrone non ti fa andare in ferie, potrai sempre anticipare la pensione con le competenze accantonate, idea innovativa;
19.Se un tuo collega ha un problema familiare, gli puoi regalare le tue ferie, senza aspettare che il padrone gli conceda un permesso retribuito;
20.Se hai un “tablet” di nuova generazione, potrai lavorare anche in treno o al parco, così il padrone sarà molto contento perché non dovrà darti un ufficio a norma di legge;
21.Gli orari diventano sempre piu' flessibili come la durata della settimana lavorativa , magari per non pagarti neppure gli straordinari con la maggiorazione;

Pensi  che sia un buon contratto?  Pensi davvero che potrai recuperare il potere di acquisto perduto  e conservare il potere di contrattazione?
Noi diciamo di no



5 dicembre 2016

Respingiamo l’accordo del 30 novembre sul P.I.

Lo scorso 30 novembre CGIL CISL e UIL hanno siglato con il governo un "Accordo quadro" sui contratti del pubblico impiego. Si tratta di "Linee guida" che andranno poi tradotte nei contratti veri e propri.
Deve essere chiaro a tutti che siamo di fronte ad un accordo di carattere "preelettorale" che il governo ha fortemente voluto in vista del referendum del 4 dicembre.

Ma veniamo al sodo. Questo Accordo contiene degli elementi inaccettabili:

Innanzitutto la cifra prevista per l'aumento medio a regime (ovvero nel 2018) è di soli 85€, del tutto insufficiente a recuperare la perdita del potere d'acquisto dei nostri salari causata da 7 anni di blocco contrattuale;
Sull’accordo non viene indicato in alcun modo quali saranno le cifre impegnate quindi al momento non possiamo avere nessuna sicurezza su quanto detto a parole, si sa’ … verba volant;
L'erogazione di questa cifra non è inoltre prevista sulla paga base ma viene legata a criteri di valutazione della performance individuale e di misurazione della produttività;
Nell’accordo si parla chiaramente di “welfare contrattuale” quindi il rischio concreto è che: come nel contratto dei metalmeccanici, dell’igiene ambientale e del trasporto locale, una parte consistente di questo già misero aumento salariale non venga erogata in denaro ma in "welfare aziendale", ovvero in fondo pensione e assicurazione sanitaria obbligatori;
Infine c'è il rischio concreto - per un certo numero di lavoratori - che questo aumento non si sommi ma "assorba" gli 80€ del cosiddetto "bonus Renzi";
Inoltre si fa espressamente e ripetutamente richiamo a concetti di riforma della pubblica amministrazione, aumento della produttività e rimessa in discussione della malattia, congedi e permessi. Questi principi nei su citati rinnovi si sono tradotti in penalizzazioni per la malattia, aumenti legati alla produttività, ecc.;
Sul precariato si accontentano solo di vaghe promesse, senza che si arrivi ad uno sblocco del turn over;
Il blocco contrattuale in vigore dal 2009 ha causato una perdita economica che ha fatto crollare gli stipendi al livello di quelli del 2001, ma nell'accordo non si fa' alcun riferimento al recupero degli arretrati.

Di fatto questo accordo e gli altri rinnovi siglati in questa stagione contrattuale sono usati come grimaldelli per ridurre i salari, estendere la miseria, intensificare lo sfruttamento e la divisione dei lavoratori attraverso accordi aziendali “sperimentali” e premi di risultato “variabili”, aumentare la flessibilità, penalizzare le malattie e
introdurre la pensione integrativa privata, la sanità integrativa privata per finire di smantellare il sistema pensionistico e la sanità pubblica.

Questa è la fine dei CCNL, non la loro riconquista!

Insomma ce ne è a sufficienza per mobilitarsi, respingere questo accordo e chiedere che il contratto contenga aumenti salariali veri. Se ne hanno il coraggio, CGIL CISL e UIL convochino le assemblee e facciano decidere con il voto le lavoratrici e i lavoratori.

Aderite alla nostra petizione online su:

venerdì 2 dicembre 2016

Quale riforma strategica per la Sanità? giornata di studio Milano, 3 dicembre 2016


"Quello sul pubblico impiego è l'ennesimo accordo inventato per limare il salario". Parlano i lavoratori

Delegati\e, lavoratori\trici del pubblico impiego hanno dato vita a un coordinamento denominato Pubblico Impiego in movimentoAbbiamo intervistato collettivamente alcuni delegati all’indomani della firma della intesa nel pubblico impiego
Sindacati soddisfatti eccetto quelli di base.Intanto, si tratta di un "Accordo quadro", "Linee guida" che andranno poi tradotte nei contratti veri e propri della PA. Deve essere chiaro a tutti\e che siamo di fronte ad un accordo di carattere "preelettorale" che il governo ha fortemente voluto in vista del referendum del 4 dicembre. A questa logica si è piegata anche la Cgil che vota no ma da qualche mese sottoscrive accordi infami, dall’igiene ambientale al commercio, dai metalmeccanici a questa intesa sul pubblico impiego che di fatto è un regalo al governo e al si’. Qualcuno potrebbe obiettare che si fa confusione tra contratti e riforme costituzionali. Ma l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro o sui voucher? E’ possibile distruggere il sistema sanitario nazionale e il welfare per favorire previdenza e sanità integrativa? Non dovrebbero essere i presupposti sociali del no? L’accordo non segna alcuna rottura con il passato contrariamente a quanto abbiamo letto, tanto è vero che non sono rimossi i limiti al turn over che consentirebbero ricambio generazionale e nuove assunzioni. Concorsi e turn over al 100% sono i soli modi per garantire l’occupazione.
Cgil Cisl Uil raccontano di avere impedito l’aumento dell’orario settimanale di due ore senza dire che il Governo aveva cambiato da tempo idea virando sulla riduzione dei già esigui incrementi salariali, sul rafforzamento della performance, quel meccanismo che con la valutazione obiettiva dei\lle dipendenti non ha niente a che vedere, ideato com’è per dividere e indebolire la forza lavoro.

Sesto, occupano la fabbrica da quasi due mesi: "Licenziati, ma siamo ancora qua"

La Alstom di Sesto San Giovanni, che la General Electric vuole chiudere, è occupata da due mesi dagli operai che presidiano a turno i macchinari fermi
Visto dal carroponte, sembra un enorme drago d'acciaio addormentato e ripiegato su se stesso. Macchinari silenziosi, uno di fianco all'altro, nati per fabbricare componenti di centrali elettriche. Alla Alstom di Sesto San Giovanni gli operai sono gli unici guardiani della bestia. Rotori, cappe di blindaggio, alesatrici, statori: materia che risponde a un lessico ingegneristico, una lingua comprensibile solo agli addetti ai lavori. Come loro, gli operai. Guardano le macchine ancora vive, le chiamano per nome, ma non sanno se si risveglieranno.
All'entrata di via Edison 50, gli ultimi metalmeccanici di Sesto San Giovanni difendono la fabbrica, l'animale. Si tratta dello stabilimento della Alstom - inglobata dalla General Electric a fine 2015, che subito dopo ha annunciato 10mila esuberi in tutto il mondo - due capannoni a ridosso della Bicocca in quello che un tempo era il cuore della produzione industriale del Paese e oggi è un prolungamento della periferia che si trasforma senza direzione. I turni per l'occupazione della fabbrica sono gli stessi di quando c'era il lavoro: notte, mattina e pomeriggio. "Solo che ora non ci sono domeniche o festivi - dice Diego Tartari, 38 anni, addetto al controllo qualità - e siamo qui a oltranza, dobbiamo difendere la fabbrica, il nostro lavoro. Voglia di abbandonare? Quella mai".
repubblica.it

mercoledì 30 novembre 2016

Rinnovo CCNL Metalmeccanici: 20 buone ragioni per dire no all'intesa contrattuale

1. Per la prima volta non viene sottoscritto alcun aumento, tutto dipenderà dall’inflazione reale aggiornata anno per anno;
2. Per tutto il 2017, se l’inflazione viene confermata allo 0.5% , i lavoratori avranno un aumento di 6 euro netti al mese;
3. Gli aumenti fissi derivanti dal recupero dell’inflazione assorbiranno tutte le altre voci in busta paga se non esplicitamente dichiarate NON ASSORBIBILI (forse anche gli scatti di anzianità);
4. Per tutto il 2016 ci sarà una quota UNA-TANTUM di 80 euro che non coprirà nemmeno la metà degli scioperi fatti. Altro che indennità di vacanza contrattuale e recupero dei mesi senza contratto;
5. Le altre voci concordate sono nel costo complessivo dell’accordo ma non sono “aumento” come ERRONEAMENTE propagandato da FIMFIOMUILM;
6. Il contributo aziendale al fondo pensione COMETA passa dall’1.6% al 2% con un aumento di 0.4 che corrisponde a 4 euro al mese ma solo per gli aderenti, preferiamo tenerci la nostra pensione;
7. La quota destinata al fondo sanitario METASALUTE, passa da 72 euro a 156 con un incremento di 84 euro all’anno e cioè 7 euro al mese tutto a carico delle aziende, così si distrugge il SSN;
8. METASALUTE diventa obbligatoria per tutti i dipendenti salvo revoca scritta, che noi consigliamo caldamente;
9. La formazione avrà un costo complessivo di 300 euro nei 3 anni ma le aziende attingeranno ai finanziamenti esterni compreso Fondimpresa gestita da CGIL CISL UIL e sostenuta con una parte del salario dei lavoratori, sono sempre nostri soldi;
10. L’età oltre la quale i lavoratori non potranno più essere trasferiti aumenta di 2 anni per gli uomini (52) e di 3 per le donne (48);
11. I permessi retribuiti per l’assistenza ai disabili, previsti dalla legge 104/92, devono essere programmati per tutto il mese e comunicati almeno 10 giorni prima dell’utilizzo;
12.Per gli anni successivi l’aumento sarà collegato all’inflazione reale senza l’impatto dell’energia importata e contrattata anno per anno;
13.Per il 2018 l’inflazione prevista sarà dell’1% con un aumento di circa 10 euro al mese rispetto al 2017, ma può essere anche meno;
14.Per il 2019 l’inflazione prevista sarà dell’1.2% con un aumento di circa 13 euro al mese rispetto al 2018, sempre che Federmeccanica sia d’accordo;
15. L’ipotetico aumento di stipendio nei 4 anni di applicazione del contratto (2016/2019) sarà di 6+10+13=29 euro netti al mese;
16.I benefit da erogare saranno totalmente esentasse per le aziende che le potranno scalare dalla dichiarazione dei redditi mentre i lavoratori dovranno pagarsi le tasse sui benefit (iva 23%) e in busta non entra niente;
17. La media dei buoni spesa “esentasse” sarà di 150 euro x anno che corrispondono a 12.5 euro al mese (ci diranno anche dove fare la spesa?);
18. Se il padrone non ti fa andare in ferie, potrai sempre anticipare la pensione con le competenze accantonate, idea innovativa;
19.Se un tuo collega ha un problema familiare, gli puoi regalare le tue ferie, senza aspettare che il padrone conceda un permesso retribuito;
20.Se hai un “tablet” di nuova generazione, potrai lavorare anche in treno o al parco, così il padrone sarà più contento e non dovrà darti un ufficio;
21.Gli orari diventano sempre piu' flessibili come la durata della settimana lavorativa , magari per non pagarti neppure gli straordinari con la maggiorazione;

Pensi che sia un buon contratto? 
Pensi davvero che potrai recuperare il potere di acquisto perduto e conservare il potere di contrattazione?
Fiorenzo Campagnolo ADL
Federico Giusti Delegati e Lavoratori Indipendenti

"Venti motivi, tutti concreti, per rifiutare l'accordo sul contratto dei metalmeccanici". Intervento di F. Campagnolo e F. Giusti

Il dibattito sul contratto dei metalmeccanici appena siglato da sindacati e Federmeccanica si va allargando. Nei prossimi giorni cominceranno le assemblee e poco prima di Natale è previsto il voto nei luoghi di lavoro. Pubblichiamo questo breve intervento di Federico Giusti e Fiorenzo Campagnolo che hanno avuto la preoccupazione di racchiudere le loro critiche in venti sintetici punti, tutti molto puntuali e ben formulati. Punti concreti che potrebbero avere un peso molto importante nell'orientare il voto dei lavoratori al momento della consultazione. 

1 Per la prima volta non viene sottoscritto alcun aumento, tutto dipenderà dall’inflazione reale aggiornata anno per anno;

2. Per tutto il 2017, se l’inflazione viene confermata allo 0.5% , i lavoratori avranno un aumento di 6 euro netti al mese;
controlacrisi.org

lunedì 28 novembre 2016

Contratto metalmeccanici, ma che ha Landini da esultare?

Nuovo contratto dei metalmeccanici. Anche la Fiom di Landini sottoscrive il jobs act e il testo unico sulla rappresentanza

di Fiorenzo Campagnolo* e Federico Giusti**
Venerdi’ è stato siglato il nuovo contratto nazionale dei metalmeccanici, un successo per la Fiom, per noi l’ennesima  débâcle i cui effetti saranno compresi  nei prossimi anni
Partiamo da una considerazione elementare che sta a cuore a tutti i lavoratori: gli aumenti contrattuali, sono reali o fittizi?
L’indicatore IPCA al netto dell’energia importata non consente un calcolo preciso, a nostro avviso  possiamo calcolare 6 euro al mese x 1 anno + 9 euro al mese per il 2 anno + 14 euro al mese per il terzo anno = 29 euro di aumento nei tre anni di applicazione del contratto. Poi c’è la formazione 100 euro x anno : 12 = 8 euro al mese. Poi la sanità integrativa 13 euro al mese e la pensione integrativa che è il 2% = 24 euro al mese ma solo per gli aderenti. Insomma pensiamo che i veri aumenti nei contratti dovrebbero essere comprensivi degli arretrati senza quella miseria di indennità di vacanza contrattuale vigente in molti comparti, aumenti non barattati con benefit che poi servono a coprire lo smantellamento della sanità pubblica, del sistema sanitario i cui becchini sono anche i sindacati cgil cisl uil
Non siamo nostalgici del passato ma se una nostalgia l’abbiamo è per i tempi nei quali i lavoratori lottavano e c’era una distinzione netta tra gli interessi dei lavoratori e quelli dei padroni, aumenti salariali  recupero di potere di acquisto e tutela degli spazi di contrattazione, aumento dei diritti, una esistenza dignitosa all’interno delle fabbriche. Oggi  avviene il contrario, i rinnovi contrattuali sono terra di conquista dei padroni che tolgono salario e diritti, ci sono gia diversi esempi di rinnovi nazionali aberranti per i lavoratori (vedi igiene ambientale), ora si aggiunge, all’elenco anche quello dei meccanici……
Nessuna riduzione dell’orario e dei carichi di lavoro. Ricordiamo che l’orario plurisettimanale consente ai padroni di non pagare gli straordinari e allungare o accorciare la settimana lavorativa a loro piacimento: Nessun vincolo viene poi  imposto ai padroni nemmeno per scongiurare i trasferimenti dei lavoratori in altri plessi industriali, l’operaio diventa flessibile in toto, nell’orario, nella mansione, nello stesso luogo produttivo. Del resto chi in questo paese ha mai contrastato le delocalizzazioni industriali? La strategia sindacale è la riduzione del danno, ottenere ammortizzatori sociali (ridotti nella durata e nella platea dei destinatari), le amministrazioni locali e il Governo non hanno contrastato i padroni e la loro instancabile ricerca di delocalizzare dove il costo del lavoro è ai minimi termini
Siamo basiti di fronte alla narrazione dei sindacati firmatari che parlano di un lungo braccio di ferro con i padroni con decine di ore di sciopero per rinnovare questo contratto, raccontano che i padroni non avevano interesse al rinnovo perché vogliono chiudere la contrattazione nazionale e spostare tutto verso il secondo livello. Noi nelle fabbriche ci siamo e vediamo un’altra realtà, pochi scioperi e spesso rituali, contrattazione di secondo livello in rimessa, a parole si criticano lo smart working e il jobs act ma nei fatti si concludono accordi che li ratificano e li sviluppano .
E che dire del testo unico sottoscritto a gennaio 2014? Questo accordo non è ancora applicato in toto probabilmente in attesa di una complessiva riforma del modello di contrattazione che sancirà la partecipazione alle rsu di ogni settore pubblico e privato solo dei sindacati che avranno sottoscritto questo accordo, In ogni caso,rimane un regolamento che disciplina il diritto di sciopero a tutto vantaggio delle aziende e con il consenso “complice” dei firmatari. I lavoratori si devono rendere conto che il diritto di sciopero è l’unico strumento che hanno per rivendicare i propri diritti e il testo unico del 2014 ha come obiettivo la contrazione delle agibilità sindacali per limitare al massimo lo stesso diritto di sciopero.
Nessuna deroga all’applicazione del Jobs act, nessun esonero o numero chiuso per le assunzioni con le nuove regole. I nuovi assunti potranno essere licenziati e avranno molti meno diritti di altri lavoratori più anziani, bastava un minimo sforzo per mettere dei vincoli alla applicazione del jobs act ma non si è voluto fare nulla.
Landini è un bravo oratore, un personaggio televisivo ma la sua combattività mediatica stride con l’arrendevolezza sindacale, gli scioperi sono stati pochi , il conflitto inesistente. Ma quale braccio di ferro poi ci sarebbe stato?  Federmeccanica deve tenere al suo interno le aziende , la crisi di rappresentatività riguarda anche i padroni ormai, il caso Fiat è emblematico . Se leggiamo oggi Il Sole 24 ore si capisce che il nuovo sistema contrattuale è alle porte, non a caso si ipotizza uno scambio tra salario e produttività, nessun rinnovo contrattuale sarà quindi possibile senza maggiore sfruttamento dei lavoratori. E per raggiungere questi obiettivi i padroni hanno già la ricetta pronta: zero conflittualità e un sistema di relazioni sindacali che veda i sindacati in subordine agli interessi padronali. Ebbene con la intesa dei meccanici e degli spazzini hanno dato una svolta indirizzandosi sulla strada giusta per il capitalismo made in italy
Pensate al diritto di cambio divisa in orario di lavoro , anni di lotte, di cause e sentenze spazzate via dall’ultimo contratto nazionale dell’igiene ambientale che obbliga i lavoratori a spogliarsi e rivestirsi fuori dall’orario di lavoro…. . Ci vogliono anni per vedersi riconosciuto un diritto, basta un contratto nazionale per vanificare ogni miglioramento.
Le premesse per un accordo peggiorativo c’erano tutte, ora ci ritroviamo con pochi e incerti aumenti , di reale purtroppo c’è solo la previdenza e la sanità integrativa. In questo modo non si tutelano contratto nazionale e welfare ma si contribuisce a smantellare il primo e a ridimensionare il secondo contrariamente a quanto dichiarato dai sindacati. Anche Confindustria era in attesa della chiusura del Contratto dei metalmeccanici per avviare un confronto sul nuovo modello industriale definito “Industria 4.0” dove si affronteranno i problemi “sociali” derivanti dall’impatto nell’industria delle nuove tecnologie, come la riduzione degli stipendi e dell’occupazione per accrescere unicamente i profitti padronali. Consigliamo la lettura del sito del quotidiano confindustriale, è illuminante perché senza giri di parole spiega quali siano gli obiettivi dei padroni. Purtroppo uguale chiarezza di intenti non è esigibile dai sindacati se no non avremmo certi contratti
Le dinamiche contrattuali….
Tutti i lavoratori metalmeccanici attendono da un anno aumenti ma a questo accordo paradossalmente si arriva per consentire ai padroni di recuperare le cifre indebitamente versate ai lavoratori nel biennio precedente, quando il meccanismo di rinnovo, basato sull’inflazione programmata dal governo, aveva costretto le aziende a sborsare una cifra più alta di quella poi definita con l’inflazione reale. Tutto vero a parte un piccolissimo dettaglio:  il meccanismo di calcolo dell’aumento economico basato sull’inflazione programmata per oltre vent’anni aveva consentito alle aziende di versare cifre di gran lunga inferiori rispetto all’inflazione reale. Il nuovo meccanismo di calcolo proposto dagli industriali è una sorta di sistematica autoriduzione del salariopoiché il riferimento all’inflazione programmata al netto dell’energia importata rappresenta una rimessa per gli operai italiani dato che incide su tutti i capitoli di spesa di ogni lavoratore. Ma al di là della perdita salariale e di un sistema di calcolo che non permette alcun recupero del potere di acquisto,  un contratto nazionale non è definibile come tale se baratta aumenti reali dei salari con i fondi integrativi e i buoni carrello.
Come detto sopra, i padroni dicono che i metalmeccanici hanno incassato, senza averne diritto molto di più del dovuto perché l’inflazione reale (stando ai dati Istat) era più bassa di quella programmata dal governo. Premettendo che l’inflazione ISTAT è sempre più bassa del reale costo della vita e il recupero inflazionistico è solo parziale e non garantisce la effettiva tenuta dei salari, ricordiamoci quanto accaduto negli ultimi 20 anni con l’inflazione programmata  più bassa perfino dei dati ISTAT con i lavoratori metalmeccanici  in rimessa di centinaia e centinaia di euro. E con l’aumento dell’iva poi come la mettiamo? E  il nostro paese che ha rinunciato a investire nelle energie alternative e a basso impatto ambientale importa energia, quindi se i costi della importazione debbono incidere sul calcolo contrattuale, cosa porteremo effettivamente a casa??
Federmeccanica, dato il vantaggioso metodo di calcolo imposto e ottenuto, è disponibile a riconoscere il 100% dell’inflazione programmata (51 euro in tre anni) ma Il recupero economico dovrebbe assorbire eventuali aumenti in essere privi dell’indicazione NON ASSORBIBILE (probabilmente anche gli scatti di anzianità già maturati). In pratica l’aumento  lo avrebbero solo i lavoratori che ora percepiscono una paga base senza aumenti di vario genere. Per il 2016, a copertura anche degli scioperi fatti, verranno elargiti ben 80 euro una tantum lordi omnicomprensivi. In questo modo i padroni rientrano, in pochi anni, di quei pochi euro che nel biennio precedente hanno versato in più ai lavoratori. Eppure poche ore prima della firma, fim uilm e fiom asserivano che il contratto avrebbe sancito il pieno recupero della inflazione e del potere di acquisto. A conti fatti si capisce che hanno mistificato la realtà
Le aziende dovranno dare ai lavoratori dei benefit (ESENTASSE) quantificati in 100 euro complessivi per il primo anno (8 euro al mese), 150 euro per il secondo anno e 200 euro per il terzo anno. Tali cifre saranno omnicomprensive di tutti gli istituti quindi non contribuiranno ad  aumentare il TFR o altri istituti della paga base. Vi rendete conto?  Questi benefit rischiano di essere un blando privilegio (viste le cifre) di pochi che ne usufruiscono e non, come dovrebbe essere, una possibilità di spesa (carrello) per tutti, tenendo ben presente che sostituiscono un aumento della retribuzione e che comunque per i padroni sono esentasse mentre chi li usa le tasse le deve pagare (IVA 23%).
Abbiamo letto interviste a leaders sindacali che parlano di contratto innovativo che investe nella formazione ma questa è a carico dei lavoratori , una parte dei mancati aumenti va proprio alla formazione per non parlare dei finanziamenti europei per la formazione professionale. Gli industriali  a parole ritengono la formazione un punto fondamentale per la crescita professionale dei lavoratori, sono disposti a pagare ben 24 ore in 3 anni (ben 8 ore all’anno = 70 euro) ma non per tutti, per le aziende che non hanno una formazione interna il diritto di formazione del lavoratori consente (obbliga) a formarsi all’esterno contribuendo di persona a pagare un terzo delle 24 ore previste dall’accordo. In pratica, 16 ore le paga il datore di lavoro ma le restanti 8 sono a carico del lavoratore. Noi siamo certi che i lavoratori si pagheranno la formazione mentre il Governo si inventerà qualcosa per detassare ulteriormente le aziende e raccogliere finanziamenti europei da girare alle imprese
Fondo Pensione Cometa ve lo ricordate?
Le spese di gestione del fondo Cometa sono circa 17 milioni di euro che, divisi per un reddito/anno medio di 20 mila euro, equivalgono ad assumere circa 850 lavoratori a tempo indeterminato..
Le aziende versano centinaia di euro  per ogni iscritto (1,25%) , soldi sottratti dal budget di ripartizione collettiva (per tutti) ad ogni rinnovo del CCNL: circa 90 milioni di euro ogni anno. Inoltre, anche i fondi pensione come COMETA, rappresentano una nuova tassa che pagano gli aderenti e che si aggiunge al 33% di contributi previdenziali che ogni lavoratore versa all’INPS per la pensione. Diciamo la verità, ai padroni conviene accrescere la quota da versare al fondo perché non riconoscono un aumento per tutti i lavoratori  e ,questa quota la versano solo a una piccola parte di aderenti al fondo. Vogliono nei fatti rendere obbligatoria l’adesione alla previdenza e alla sanità integrativa visto che gli operai sono sempre diffidenti verso queste forme di prelievo forzoso.
La sanità integrativa non garantisce il diritto alla salute ma incrementa il consumo sanitario e favorisce gli erogatori di prestazioni sanitarie, quindi diventa principalmente una fonte di profitto: Viene falsificato il concetto e la pratica della PREVENZIONE che vuol dire evitare che si producano malattie e disagi. Il suo obiettivo è quello andare alle cause che fanno perdere la salute. Ad esempio non essere esposti ad inquinamento ambientale o lavorativo; condurre uno stile di vita sano (alimentazione corretta, attività fisica, senza fumo, e stress Non saranno i chek up o gli screening non validati a garantire più salute. Viene nascosta la differenza fra i diversi sistemi sanitari: quelli fondati sulle assicurazioni sono molto più costosi e meno efficaci (USA, Svizzera, Olanda) di quelli universalistici (Italia, Inghilterra Spagna). I circa 300 erogatori di prestazioni sanitarie integrative o sostitutive portano ad adottare lunghe e complesse pratiche burocratiche piuttosto che dedicare tempo da parte degli operatori, medici e infermieri compresi, alle cure e alla relazione con i pazienti. Aumentano le diseguaglianze: Possono ottenere forme di sanità integrative coloro che hanno possibilità contrattuali (sono in aziende o luoghi di lavoro di una certa entità, o i professionisti con consistenti entrate), ma  da queste prestazioni restano fuori i precari, i disoccupati, i lavoratori di piccole aziende, ossia la maggioranza della popolazione. È una nuova tassa (sostituisce un aumento retributivo) che si aggiunge al 27 % di IRPEF nazionale, all’1.5 di quello regionale e allo 0.5 di quello comunale. Per ovviare alla scarsa adesione dei lavoratori, che pare sia di poche migliaia di unità, da ora in poi la sanità integrativa sarà obbligatoria per  tutti, il lavoratore potrà solo dare indicazione scritta di non aderire al fondo.
Anche sul piano dei diritti siamo in perdita, chiedere  permessi retribuiti per assistere qualche familiare disabile, come previsto dalla legge 104/92, impone al lavoratore l’obbligo di pianificare i permessi per tutto il mese, informare l’azienda almeno 10 giorni prima  e le poche deroghe saranno ammesse solo per situazioni della massima urgenza. I padroni per limitare i diritti sono perfino disposti a tagliare i permessi per l’assistenza a familiari ammalati vanificando quelle leggi che almeno sancirebbero il diritto alla assistenza.
È stato inserito, nell’accordo, il capitolo dall’accantonamento delle ore non utilizzate (TUTTE, anche le ferie che sono riposi obbligatori) e gli straordinari, per poterne usufruire in prossimità della pensione ed uscire prima del pensionamento dalla fabbrica. Una specie di prepensionamento a nostre spese, che si aggiunge ai fondi pensione che ricordiamo paghiamo noi e solo noi. Capitolo pericoloso visto che si perderà il controllo delle ferie accantonate oltre che altri istituti non utilizzati, tenendo ben presente che per poter avere un anticipo di pensione (speriamo volontario) sarà necessario accantonare migliaia di ore. In molte fabbriche non è consentito l’utilizzo delle ferie oltre le chiusure concordate con le OS e ora il rischio che I padroni non consentano l’utilizzo delle ferie, con questo accordo, è ancora più alto dato che le ferie sono un diritto ma vanno concordate con il padrone che le concede solo se non ci sono contraccolpi sulla produzione. Se volete un consiglio: pensateci bene e non fatene di nulla.  I lavoratori potranno “regalare” le proprie ferie a chi ne ha necessità per assistere figli con problemi. Strano capitolo questo, sembra un gesto di una bontà estrema se non fosse che a rimetterci sono sempre  e solo i lavoratori mentre le aziende si fanno grandi della proposta ma nulla di più. Sarà il caso di riflettere su questi meccanismi, alla legittima richiesta di solidarietà tra lavoratori si contrappone la assoluta rigidità dei padroni che ogni qual volta debbono concedere soldi e permessi adducono motivi superiori come la perdita di produttività.
Vogliamo chiudere sulla sicurezza, attenti che il coinvolgimento degli rls alle “politiche aziendali” suona come una resa del sindacato perché piega la sicurezza al profitto. Gli rls non hanno potere decisionale e di veto, per loro il diritto alla informazione e formazione significa ricoprire un ruolo formale dentro quella filiera della sicurezza che vede gli operai in subordine agli interessi padronali, impossibilitati ad opporsi all’intensificazione dei ritmi e dei tempi di lavoro, a processi tecnologici basati su moderne forme di sfruttamento intensivo. Gli Rls sono privi di una reale  agibilità sindacale nel senso che hanno solo poche ore di permesso e senza un potere effettivo.
Aumentano infortuni e morti sul lavoro, le malattie professionali non riconosciute sono migliaia, allora di cosa stiamo parlando?
*Associazione difesa dei lavoratori
**delegati e lavoratori indipendenti

Contratto dei metalmeccanici. Il nostro NO

Il giudizio del sindacatoaltracosa in FIOM sull’ipotesi d’intesa raggiunta per il contratto nazionale dei metalmeccanici è totalmente negativo.
Non solo infatti si introduce per la prima volta un aumento non certo ma meramente ipotetico del salario al momento della stipula. Se anche l’ipotesi previsionale fosse confermata, l’aumento in questione sarà disoli 51,7 euro sui minimi in 4 anni, ovvero quasi la metà di quanto stipulato da pressoché tutte le altre categorie della Cgil. Peraltro, gli aumenti saranno dati con enorme ritardo, sei mesi la fine dell’anno di riferimento.
Questo accordo mette la parola fine a qualsiasi possibilità futura di contrattazione e aumento del salario da parte sindacale a livello nazionale e generale, attraverso l’introduzione del meccanismo dell’aumento automatico e esclusivo dei minimi ex post in base all’indice IPCA reale. Stessa caratteristica avrà l’elargizione dei piani di Flexible Benefit, le cui modalità di gestione e caratteristiche saranno lasciate completamente in mano aziendale.
A questo si aggiunga l’assorbibilità di tutti gli incrementi fissi della contrattazione aziendale futura

METALMECCANICI: UN ACCORDO O UNA RIMESSA?

Arriva l'epoca dei contratti all'insegna del testo unico

Nelle prossime ore torneremo sul contratto nazionale siglato da fiom uilm e film per i meccanici Intanto vediamo alcuni aspetti innovativi nel senso che determinano un salto nel buio iniziato per altro con la intesa sull'igiene ambientale Gli aumenti del contratto nazionale saranno erogati solo ex post, nel mese di giugno, e calcolati sulla inflazione dell’anno precedente. Per anni i padroni ci hanno raccontato la storiella che i meccanici avrebbero percepito piu' soldi del dovuto , una storiella che ha trovato troppi sindacati creduloni disposti a subire le imposizione dei padroni Questo contratto non consente recupero del potere di acquisto perduto e riduce ulteriormente il potere di contrattazione tanto è vero che sul sito de Il sole 24 ore leggiamo una lunga intervista ai confindustriali che invocano la fine di ogni elemento conflittuale nei luoghi di lavoro e uno scambio tra produttività e pochi\irrisori aumenti 
delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.it