- il 17 maggio 2013 è nata ADL Varese - Democrazia, Trasparenza, Autonomia e Coerenza non devono essere solo delle parole vuote - ADL Varese non vuole essere ne più grande ne più bella ne più forte, ma semplicemente coerente -

- nel 1992 nascono FLMUniti Varese e CUB Varese, contemporaneamente nascono FLMUniti Nazionale e CUB Confederazione Nazionale -

- nel 2010 tutte le strutture di categoria della CUB Varese insieme a SDL Varese e RDB Varese si fondono e danno vita a USB Varese -

- nel 2013 USB Varese delibera a congresso l'uscita da USB e la nascita di ADL Varese mantenendo unite le precedenti strutture ex SDL Varese ex RDB Varese ex CUB Varese - -

giovedì 7 settembre 2017

NO alla SANITA integrativa - Diffida per Applicazione silenzio assenso CCNL Metalmeccanici

Data e luogo:

Mitt:              nome cognome:
residente:
                  
spett.le          ditta:
sede:

spett.le          Fondo sanitario lavoratori metalmeccanici Metasalute

Oggetto: rinuncia Assistenza Sanitaria Integrativa secondo accordo CCNL metalmeccanici del 26/11/2016          

Il sottoscritto:
dipendente presso l’azienda:
nella sede di:

con la presente esercito, ai sensi dell’art. 16, primo comma del CCNL, la rinuncia all’iscrizione al fondo, pertanto
vi diffida

dall’iscrivere me o i miei familiari all’Assistenza Sanitaria integrativa
secondo quanto indicato nel rinnovo del CCNL dei metalmeccanici del 26 novembre 2016, senza il mio esplicito e sottoscritto consenso.

In caso contrario, riterrò tale iscrizione una violazione della mia privacy e dei miei diritti di lavoratore e di cittadino e valuterò le opportune azioni per farli rispettare.

In fede

Firma

Italiani: vita lunga, salute breve

LA SPERANZA DI VITA IN BUONA SALUTE DEGLI ITALIANI È SOTTO LA MEDIA EUROPEA
La buona notizia è che la speranza di vita degli italiani alla nascita è di 80,3 anni per gli uomini (la più alta in Europa) e di 84,62 anni per le donne, inferiore solo alla Spagna,86,1 anni alla Francia (85,6 anni).
La cattiva notizia è che la speranza di vita in buona salute cioè  il numero di anni che una persona può aspettarsi di vivere prima di diventare un malato cronico o un disabile, in Italia, è di 59,2 anni per gli uomini e di 57,3 anni per le donne.
Sono dati inferiori alla media europea di 61,4 anni per gli uomini e di 61,5 anni per le donne. Questo vuol dire che l’europeo medio può aspettarsi di vivere sano il 79% della propria vita se uomo e il 74% se donna. Per gli italiani queste percentuali sono 74,1% per gli uomini e 67,1% per le donne.  I più fortunati sono gli abitanti di Malta: la loro speranza di vita sana è di 71,6 anni per gli uomini e di 72,7 anni per le donne.

Da 2018 donne in pensione come uomini, età più alta Ue

A gennaio scatta l'unificazione dell'età per la pensione di vecchiaia tra uomini e donne con l'aumento di un anno per le dipendenti private e il passaggio a 66 anni e sette mesi. L'età per l'accesso alla pensione di vecchiaia sarà la più alta in Europa e il divario si accrescerà nei prossimi anni con l'adeguamento dell'età di vecchiaia all'aspettativa di vita e il passaggio atteso a 67 anni nel 2019. In Germania è previsto il passaggio a 67 anni per l'uscita nel 2030, in Francia dopo il 2022 e nel Regno Unito nel 2028.
ansa.it>>>

giovedì 31 agosto 2017

Casa Delle Donne Anna Andriulo Gallarate: La Lotta delle Mamme di Angera in Mostra alla festa della resistenza di Varese - Schiranna


Osp Gallarate: RSU denuncia: “Gli infermieri non possono utilizzare apparecchiature radiologiche”

VARESE, 29 agosto 2017– La maggioranza del tavolo tecnico sulla radiologia produce delle soluzioni contrarie alla legge 187/2000 e non uniforma la procedure radiologiche complementari (sala operatoria, ecc.) che rimangono diverse nei vari presidi. Fallisce entrambi gli obiettivi per cui era stato creato.
Pensare che inizialmente aveva proposto una soluzione che centrava entrambi gli obiettivi.
Ora invece contrariamente a quanto dice la legge si vuole far utilizzare le apparecchiature radiologiche a chi non le può utilizzare: gli infermieri.
Tali macchinari possono essere utilizzati solo dal tecnico di radiologia (TSRM) o dal medico chirurgo, ma con poche ore di corso si vuole formare 180 infermieri.
Delegare gli aspetti pratici all’infermiere non significa fargli fare compiti che sono propri delle funzioni del tecnico di radiologia, ma quelli propri dell’infermiere.
Con questa decisione inoltre si mantiene la disparità tra ospedali: in alcuni sale operatorie sarà ancora il tecnico di radiologia a utilizzare tali apparecchiature, mentre in altre sarà l’infermiere, che se lo farà potrebbe essere denunciato per abuso di professione.
Ci chiediamo se chi si sottoporrà a interventi chirurgici sa che l’infermiere non può conoscere gli aspetti radioprotezionisti, dosimetrici e di qualità dell’immagine. Il paziente inoltre potrebbe essere sottoposto a dosi di radiazioni notevolmente superiori al normale visto che in alcuni ospedali non ci sarà il tecnico di radiologia a controllare tali aspetti.

Osp. GALLARATE - Il sindacato ADL contesta l’accordo sui tecnici di radiologia

Infermieri utilizzati come tecnici di radiologia. La denuncia è delsindacato di base ADL che denuncia l’accordo raggiunto al tavolo tecnico indetto dall’Asst Valle Olona per uniformare i diversi presidi: « Si è virati verso una soluzione peggiore rispetto allo stato attuale e che è completamente contraria alla legge 187/2000 -denunciaSalvatore Petrenga –   Al tavolo tecnico ho votato contro il verbale e ho scritto più mail a tutti i componenti del tavolo, al Direttore Generale, a quello Amministrativo e Sanitario.  I macchinari possono essere utilizzati solo dal tecnico di radiologia (TSRM) o dal medico chirurgo, ma con poche ore di corso si vuole formare 180 infermieri. Delegare gli aspetti pratici all’infermiere non significa fargli fare compiti che sono propri delle funzioni del tecnico di radiologia, ma quelli propri dell’infermiere. Con questa decisione inoltre si mantiene la disparità tra ospedali: in alcuni sale operatorie sarà ancora il tecnico di radiologia a utilizzare tali apparecchiature, mentre in altre sarà l’infermiere, che se lo farà potrebbe essere denunciato per abuso di professione. Ci chiediamo se chi si sottoporrà a interventi chirurgici sa che l’infermiere non può conoscere gli aspetti radioprotezionisti, dosimetrici e di qualità dell’immagine. Il paziente inoltre potrebbe essere sottoposto a dosi di radiazioni notevolmente superiori al normale visto che in alcuni ospedali non ci sarà il tecnico di radiologia a controllare tali aspetti. Per tutta risposta oggi arriva una nota del direttore Generale che conferma che gli infermieri dovranno fare i tecnici di radiologia: non erogheranno radiazioni X, ma da quanto scritto e detto al tavolo potranno movimentare la macchina, fare le proiezioni, impostare i parametri ecc. Tutto questo dopo aver seguito un corso di formazione di poche ore».
varesenews.it>>>

Pubblico Impiego in Movimento: SOLIDARIETÀ AI DELEGATI DELLO SPALLANZANI

No alla repressione del diritto di parola! Noi stiamo con Alessia e Lorenzo
Vietato criticare l'azienda. E se lo fai? Sospensioni, licenziamenti e querele con richieste di risarcimento di migliaia di euro.
Codici etici, regolamenti disciplinari, obblighi di riservatezza, sono trappole infernali che mirano direttamente a tappare la bocca ai lavoratori e alle lavoratrici, a criminalizzare e a reprimere sul nascere ogni forma di critica,
dissenso.
Anche semplici esternazioni su Facebook determinano licenziamenti per il venir meno dei principi di correttezza e buona fede.
Se poi la critica arriva da delegati sindacali, la risposta repressiva è assicurata.
Non si tratta solo della cancellazione del diritto di critica ma si determinano le nuove relazioni sindacali dettate dai rapporti di forza, da una legislazione in materia di lavoro che permette ormai il libero arbitrio.
Nei giorni scorsi è arrivato il provvedimento disciplinare per i due delegati Cobas dell’Irccs Spallanzani di Roma, 4 mesi di sospensione senza stipendio e una querela a loro carico,
"colpevoli" di avere denunciato carenze di personale, lo sfruttamento dei lavoratori e la privatizzazione della sanità pubblica, tutto ciò in una intervista radiofonica.
Ma anche la solidarietà a favore dei lavoratori colpiti da iniqui procedimenti disciplinari può essere utilizzata contro di loro, non a caso la manifestazione di solidarietà tenutasi davanti all'ospedale romano sarebbe menzionata nel provvedimento disciplinare, una motivazione per inasprire la sanzione.
Quanto accade ai due delegati del cobas allo Spallanzani, sta verificandosi in molti altri casi, una semplice critica viene considerata lesiva della dignità di dirigenti e amministratori e subito si intraprendono procedimenti disciplinari fino al licenziamenti.
E tutto ciò accade mentre la sanità pubblica subisce tagli draconiani di cui fanno le spese la cittadinanza e soprattutto le classi sociali meno abbienti che non possono permettersi costose visite private o intramoenia.

Pubblico Impiego in Movimento si schiera dalla parte dei due delegati, per la libertà di parola e di espressione, per denunciare con forza i tagli alla sanità, tagli agli organici e ai nostri salari.

Ospedale unico: il Comitato si prepara a dare battaglia

Il Comitato per il Diritto alla Salute del Varesotto contesta il“protocollo d’intesa” (qui l’articolo di presentazione firmato dai comuni di Busto Arsizio e Gallarate insieme ad Ats Insubria e Asst valle Olona per la realizzazione del futuro ospedale che dovrebbe sorgere nel quartiere di Beata Giuliana.
I rappresentanti del comitato contestano dati e cifre di un progetto che tralascia alcuni passaggi chiave: « A una lettura attenta si rileva che i dati comunicati non sono così certi : gli enti si riservano di definire il dimensionamento come pure la riorganizzazione dei servizi territoriali della ASST e anche della ATS nel proseguo del procedimento.Non vengono inoltre definiti (indicati) l’entità e le fonti dei finanziamenti; si rimanda ad una DGR che però stanzia “contributi indistinti” (finalizzati prioritariamente “alla messa a norma e sicurezza delle strutture e degli impianti”) alla ASST per 852 mila euro per il 2017 e contributi specifici per interventi sull’esistente richiesti dall’ente per oltre 12 milioni di euro.

Le Réseau présent à l’université d’été des mouvements sociaux - Toulouse 23-27 août

Les mesures de financiarisation et de commercialisation du secteur sanitaire
et social sévissent dans tous les pays d’Europe, et sont pilotées par les
mêmes mécanismes, à des rythmes différents selon les États. La riposte pour
la défense et la promotion de système solidaire non marchand doit se faire à
l’échelle Européenne.
Le réseau européen contre la commercialisation et la privatisation de la santé et de la protection sociale
porte l’ambition de coordonner ces luttes. Au-delà, c’est l’ensemble des déterminants sociaux de la santé
qui doivent être pris en compte (éducation, logement, eau, travail...).
Samedi 26 août à partir de 9h, Université du Mirail, Amphi A
Le séminaire propose d’éclairer :
- Atelier 1 : Les mécanismes de privatisation et de marchandisation des secteurs
sanitaires et sociaux à l’oeuvre en Europe et leurs conséquences sur les populatio ns.
- Atelier 2 : État des lieux des réseaux de lutte existants aux échelles nationales,
européennes et nationales. Comment et pourquoi ils existent ? Comment sont-ils
composés, comment ils fonctionnent, quelles limites, quelles améliorations possib les,
comment les faire s’imbriquer de manière cohérente et percutante, ….
Atelier 3 : Les mobilisations réussies, luttes actuelles et à venir, coordination,
perspectives
L’originalité de ce séminaire est de faire intervenir différentes organisations ellesmêmes
parties prenantes de réseau de lutte à travers l’Europe et le Monde :
Intervenants :
Julie NOIR, AT TAC, France
Jean Michel TOULOUSE, A TTAC, France
Jean VIGNES et Hakim BAYA, SUD Santé Sociaux, France,
Carlo PARASCANDOLO , Réseau de Milan et Lombardie, Ita lie
Yves HELLENDORF et Marie Agnès GILOT CNE, Belgique
Anne-Marie FARMAKIDES, Collectif Solidarité France Grèce pour la Santé Grèce
Vladimir NIEDDU, PHM et Altersummit, France

Comitato-per-il-diritto-alla-Salute-del-varesotto: ESTATE, TEMPO DI DECISIONI (RISTRETTE) SULL’OSPEDALE UNICO

ESTATE, TEMPO DI DECISIONI (RISTRETTE) SULL’OSPEDALE UNICO

16.08.2017
Il periodo estivo aiuta spesso gli enti a prendere decisioni, in questo caso le giunte dei comuni di Gallarate e Busto Arsizio hanno aderito al “PROTOCOLLO DI INTESA FINALIZZATO ALLA PROMOZIONE DI UN ACCORDO DI PROGRAMMA PER LA REALIZZAZIONE DEL NUOVO OSPEDALE DI BUSTO ARSIZIO E GALLARATEsotto il cappello della Regione Lombardia e con la partecipazione di ATS e ASST.
E’ un primo passo per la realizzazione dell’Ospedale Unico nel sito di Busto Arsizio (Beata Giuliana) e la stampa ha dato risalto ai contenuti del documento allegato redatto dalla ASST Valle Olona in cui, tra l’altro, si prefigura un numero di posti letto (867) pari alla somma di quelli dei due ospedali esistenti, ed una previsione di  risparmio gestionale pari a 9,7 milioni di euro/anno.
A una lettura un po’ più attenta si rileva che questi dati non sono così certi :  gli enti si riservano di definire il dimensionamento come pure la riorganizzazione dei servizi territoriali della ASST e anche della ATS nel proseguo del procedimento.
Non vengono inoltre definiti (indicati) l’entità e le fonti dei finanziamenti; si rimanda ad una DGR che però stanzia “contributi indistinti” (finalizzati prioritariamente “alla messa a norma e sicurezza delle strutture e degli impianti”) alla ASST per  852 mila euro per il 2017 e contributi specifici per interventi sull’esistente richiesti dall’ente per oltre 12 milioni di euro.
Non si parla esplicitamente di Project Financing o, comunque, di modalità di attuazione della nuova costruzione.
Senza chiari dati in tal senso la stima del risparmio annuo conseguibile con il nuovo ospedale (per lo più costituito da minori spese di pulizia dei pavimenti e maggior utilizzo delle apparecchiature diagnostiche) non ha significato concreto in termini di ricaduta complessiva sui costi pubblici (e quindi sulle tasse) e sulla salute (certo non quantificabile con un maggiore sfruttamento della diagnostica).
In cambio di tale indeterminatezza di prospettiva le amministrazioni locali si impegnano a far di tutto per togliere ogni ostacolo – a partire dalle previsioni urbanistiche attuali – affinchè l’ospedale si possa insediare nel luogo prescelto.
Un “effetto collaterale” riguarda, come già evidenziato dal Comitato per il diritto alla salute, i concreti rischi di speculazione edilizia sugli attuali siti ospedalieri, aspetto che ha già prodotto i primi screzi tra i due Comuni.
Per le lavoratrici e lavoratori da un lato si scrive che verranno salvaguardati sia i posti di lavoro sia la sicurezza, mentre il documento della ASST prevede “ una riduzione dei costi di personale oggi impiegato in una serie di servizi tipicamente di natura “stand-by” (guardie mediche e infermieristiche)” … anche i lavoratori non sono sufficiente “sfruttati” come le macchine …
Infine, è quello che non viene scritto che più preoccupa :
-nessun accenno alla distruzione dell’area verde tra i due comuni, nessun accenno alla salvaguardia della Cascina dei poveri, patrimonio territoriale archeologico;
-nessuna considerazione sul traffico generato sui diversi assi viabilistici di accesso, ad incremento rispetto a quello esistente e confluenti tutti sul congestionato asse del Sempione o a quelli per l’accesso alle scuole superiori esistenti;
-nessun accenno all’area adiacente HUPAC, con il transito e il deposito di sostanze chimiche anche pericolose, responsabile, in diverse occasioni, di rilasci incontrollati (due anni fa anche con l’evacuazione delle scuole). 
Nonostante l’importanza di questo passo iniziale per la concreta realizzazione dell’Ospedale unico (e connessi interventi di riorganizzazione complessiva dei servizi territoriali) il silenzio della politica, dei sindacati, degli altri enti pubblici, delle associazioni che lavorano con l’ASST, è assordante. Contiamo sull’autunno per un risveglio dei soggetti interessati e una estensione della discussione ai diretti interessati : la popolazione.


https://www.facebook.com/Comitato-per-il-diritto-alla-Salute-del-varesotto

vicenda educatrici comune Busto Arsizio: ultimi Articoli






lunedì 24 luglio 2017

ASST VALLE OLONA (OSPEDALI BUSTO A. E GALLARATE) - 180 INFERMIERI FORMATI PER FARE IL TECNICO DI RADIOLOGIA - La maggioranza dei componenti del tavolo tecnico produce soluzioni contrarie alla legge e pericolose per il paziente

La maggioranza del tavolo tecnico sulla radiologia produce delle soluzioni contrarie alla legge 187/2000 e non uniforma la procedure radiologiche complementari (sala operatoria, ecc.) che rimangono diverse nei vari presidi. Fallisce entrambi gli obiettivi per cui era stato creato. Pensare che inizialmente aveva proposto una soluzione che centrava entrambi gli obiettivi.

Ora invece contrariamente a quanto dice la legge si vuole far utilizzare le apparecchiature radiologiche a chi non le può utilizzare: gli infermieri.
Tali macchinari possono essere utilizzati solo dal tecnico di radiologia (TSRM) o dal medico chirurgo, ma con poche ore di corso si vuole formare 180 infermieri.

Delegare gli aspetti pratici all'infermiere non significa fargli fare compiti che sono propri delle funzioni del tecnico di radiologia, ma quelli propri dell'infermiere.

Con questa decisione inoltre si mantiene la disparità tra ospedali: in alcuni sale operatorie sarà ancora il tecnico di radiologia a utilizzare tali apparecchiature, mentre in altre sarà l'infermiere, che se lo farà potrebbe essere denunciato per abuso di professione.

Ci chiediamo se chi si sottoporrà a interventi chirurgici sa che
l'infermiere non può conoscere gli aspetti radioprotezionisti, dosimetrici e di qualità dell'immagine. Il paziente inoltre potrebbe essere sottoposto a dosi di radiazioni notevolmente superiori al normale visto che in alcuni ospedali non ci sarà il tecnico di radiologia a controllare tali aspetti.

"Vietato usare i badge per controllare i lavoratori": la sentenza della Cassazione

Vietato controllare il lavoratore con il badge, ma solo al verificarsi di determinate condizioni: l'ultima sentenza della Cassazione in merito farà sicuramente discutere.
Se il badge non si limita a rilevare l'orario di ingresso e di uscita del lavoratore, ma raccoglie una serie di altri dati inerenti alla prestazione lavorativa, può infatti diventare uno strumento di controllo, sottoposto alle cautele di cui all'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. A stabilirlo è la sentenza 17531/2017 della Corte di Cassazione.
"I giudici - si legge sul sito di informazione giuridica studiocataldi.it - hanno avuto modo di precisare che la rilevazione delle entrate e delle uscite mediante un'apparecchiatura predisposta dal datore di lavoro e utilizzabile anche quale strumento di controllo del rispetto del dovere di diligenza gravante sul lavoratore, che non è né concordata con le rappresentanze sindacali né autorizzata dall'ispettorato del lavoro rientra nella fattispecie di cui al secondo comma dell'articolo 4, risolvendosi in un controllo sull'orario di lavoro e in un accertamento sul quantum della prestazione".

MEDICINA DEMOCRATICA CONTRO LA DGR LOMBARDIA SUI “MALATI CRONICI”

COMUNICATO STAMPAMEDICINA DEMOCRATICA RICORRE AL TAR DELLA LOMBARDIA CONTRO LA DELIBERA  6551 DEL 4/5/2017 “DEL GESTORE”
L’associazione Medicina Democratica-onlus (MD) ha presentato ricorso contro la DGR di cui al titolo con gli avvocati Francesco Trebeschi e Federico Randazzo del foro di Brescia.  La delibera sostanzialmente modifica la figura del medico di medicina generale (MMG) facendo assumere i compiti di seguire i malati cronici ad un cd gestore pubblico o privato.
MD ritiene che il ruolo del MMG con questa delibera sia stato snaturato, che ancora di più i cittadini utenti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) possano subire nefaste conseguenze. Il SSN è nato come sistema pubblico, universale, partecipato nel quale fondamentale risulta essere la figura del MMG, scelto liberamente da ogni cittadino e a cui rivolgersi in prima istanza, salvo gravi traumi o patologie urgenti, per ogni problema di salute. Il MMG segue il paziente in ogni fase del suo percorso di salute.
Viene invece proposto un gestore quale entità giuridica presumibilmente privato nella gran parte dei casi. Un gestore potrà seguire fino a 200.000 pazienti; dovrà quindi nominare diversi altri medici in relazioni ai compiti che gli sono assegnati: il MMG verrà se non deposto, messo da parte, pur potendo essere cogestore
Ci chiediamo CUI PRODEST? A che serve tutto questo ampio, complicato e burocratico sistema? La risposta che possiamo dare è la seguente: a favorire il sistema privato e a smantellare il sistema pubblico attaccandone la parte di base più consistente.
Ad ogni buon conto nel ricorso si contesta fondamentalmente   l’incostituzionalità della delibera: da quando una delibera modifica la legge? Nello specifico si spiega come vengano disattese alcune norme costituzionali e leggi importanti: Articolo 32 e 117 della Costituzione, Articoli 25 e 48 della legge 833/1978 (istitutiva del SSN), articoli 8 e 19 decreto legislativo 502/92, articoli 9 e 10 della legge regionale n. 33 del 2009 e pure articoli 12,13 bis e 45 dell’Accordo Collettivo Nazionale dei MMG (2009).
Infine si sottolinea che non vi è stata ne partecipazione, ne condivisione con le istanze politiche e associative della regione.  Non si può confondere la partecipazione con gli incontri informativi promossi dall’Assessore alla Sanità anche se in questi non sono mancate contestazioni.
Milano 11 luglio 2017
Medicina Democratica Lombardia